Le Linee di Nazca

Ho guardato i tuoi occhi.
Credo sia stato quello l’attimo in cui mi sono perso.
Non ricordo più l’istante precedente.
Quello in cui non c’eri.
Difficile anche solo immaginarlo.
Imbottito di nozioni “fringiane”, allora, tendo a darmi spiegazioni più elevate.
Può darsi sia stato solo un riconoscersi tra mille.
Un lampo nella mente.
Un dejavù di fotogrammi alterati.
Magari in un universo parallelo ti stringo forte al petto,
mentre respiro di te a piccoli sorsi,
mentre vivo l’incauta beatitudine delle tue mani sul mio volto,
quando aggiusti quella sciarpetta viola,
con un amore mai vissuto.
Guardami ora.
Sono condannato in una linea temporale sfalsata.
Tu accarezzi e sorridi ad un altro uomo.
Io raccolgo, prono, briciole su di un pavimento dissestato,
cosparso di parole a perdere.
Non riesco più a tornare verso il nostro universo.
Non riesco più a raggiungerti.
Sono realmente sul “puntodelnonritorno” se questo tempo si perde
dentro frammenti che inizio a dimenticare.

Ogni tua parola, ogni tuo pensiero,
ogni tuo gesto di dolcezza,
segna vistosamente il cuore.
E tu disegni, con amore, su di me le tue sottili Linee di Nazca.

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