Kintsugi

Una folata di vento, in un giorno qualsiasi.
Il piedistallo. La vile terra.
Come un cazzo di vaso in mille pezzi.
Lo schianto è un attimo.
Tutto quello che resta,
sono frammenti dorati su di un pavimento nero,
tra striature di anima e terracotta.
Ho osservato attentamente ogni parte di me,
dal basso, dove il tempo è dilatato,
dove tutto è più scuro e la luce non filtra l’odio.
Come Kassovitz.
“Fino a qui, tutto bene”, ripetevo drammaticamente.

Non ho mai creduto di potermi rialzare da quel giorno.

Così ho aspettato sparso su quel pavimento,
adagiato sul mio bagaglio lessicale,
sulla mia metrica precaria.
Ho aspettato, fin quasi a spegnermi.

Poi lei.
La sua fragilità.
Il suo esser così maniacalmente aggrappata alla vita.
La sua dolcezza.
La sua meticolosità.
La mia antitesi.

Lei che ha raccolto i cocci del mio malessere.
Pazientemente.
Cercando di ricostruire quel che rimaneva di me.
Del mio cuore.
Della mia anima.
Lei che esaltato le mie cicatrici.
Evidenziato le fratture.
Come trofei da mettere in mostra.
Non come ricordi da rinchiudere.
Senza fretta.
Senza batter ciglio.
A volte senza dire una parola.
A volte piangendo di nascosto.
Come nel kintsugi.

Una folata di vento, in un giorno qualsiasi.
Adesso attendo solo una fine, che completi il paradigma.

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43 pensieri riguardo “Kintsugi

  1. Intensa e spiazzante.
    Davvero quasi come un paradigma.
    Ammetto che non conoscevo la tecnica del kintsugi o il significato della parola stessa, così cercandolo ho trovato questo : ” Rompendosi, la ceramica prende nuova vita attraverso le linee di frattura all’oggetto, che diventa ancora più pregiato. Grazie alle sue cicatrici” .
    Non penso ci sia bisogno di aggiungere altro.

  2. E’ bello quello che hai scritto, qualche tempo fa avevo paragonato anche io la mia vita al kintsugi.
    Ed hai ragione non c’è (purtroppo aggiungo io) salvezza nonostante qualsiasi cosa sia altro da noi. E quindi? La salvezza e la fine dobbiamo andarcela a cercare e creare dentro di noi. Più facile a dirsi che a farsi. Ciao

    1. Non c’è salvezza, se non quella interiore. E per arrivarci devi imparare a perdonare te stesso. Tutto facile a parole vero!? 😂 Se hai voglia, linkami il tuo scritto sul kintsugi, che vorrei leggerlo…

        1. Pensavo fosse scritto sul blog. Pardon!! Di impossibile non c’è nulla. Ma perdonare se stessi è molto difficile. È un atto d’amore troppo grande. Io non ci sono mai riuscito.

  3. uddeu… non so commentare…
    solo che lei con tutta la volontà non puo fare molto se tu non vuoi essere salvato… e comunque prima di stare bene con gli altri dobbiamo trovare il nostro equilibrio…
    non voglio fare la saggia, visto che io sono una casinara, ma leggendo queste poche cose di te, mi sono usciti sti pensieri…
    scrivendo hai passato benissimo tutte le tue sensazioni e ho anche visualizzato nella mente la scena…

    1. Hai ragione. È difficile aiutare chi come me, è andato in mille pezzi. Ci vuole molta pazienza. Molta attenzione. “Maneggiare con cura” dovrebbero appiccicarmi addosso!! Sono contento di averti trasmesso qualcosa. Dietro ad un computer non è semplice raccontarsi.

      1. eh ma quando per te è arrivato il momento di ricostruirsi, troverai il modo di farlo… e ti aiuterai da solo insieme a chi è riuscito a entrare nei tuoi confini…
        eh non è facile mai raccontarsi…
        a volte pero parlare tramite computer a degli sconosciuti aiuta molto… e si fanno anche begli incontri a volte!

        1. A volte mi piace restare sparso sul pavimento. L’angolazione diversa aiuta a vedere le cose in un’altra ottica. Per quanto riguarda il raccontarsi, qui riesco a farlo liberamente, perché nessuno abbina il mio dolore alla mia persona. E questo mi aiuta molto. Leggere poi i vostri racconti è un modo per conoscersi da dentro. E questo mi piace.

          1. sai che io adoro la teoria del pipistrello?? lui appeso a testa in giu puo vedere il mondo da un’altra angolazione… non per forza noi dobbiamo adeguarci alla vita… a volte possiamo anche provare a guardarla da un altro punto di vista… quindi, anche se ha fatto male cadere e frantumarsi, sono d’accordo con te che rimani un po li a ritrovare il modo di ricostruirti e a osservare un po da la sotto…
            anche a me piace molto scambiare opinioni, chiacchiere e risate con i miei amici di bog!

            1. Teoria alquanto interessante. Vedere le cose da una prospettiva diversa. Io per ora ho pochi amici, su questa piattaforma, ma cerco, tempo permettendo, di seguire tutti.

              1. adoro questa prospettiva!
                io ne ho trovati moltissimi… alcuni sono usciti fuori dal virtuale e sono entrati nel mio reale… alcuni li sento e li ho anche incontrati!
                non deve essere cosi per tutti… come nella vita ci sono delle affinità… io le ho solo assecondate…
                con tutti gli altri si instaura in bel rapporto di scambio di opinioni, idee e risate… e leggendo le altre persone è un arricchimento… e io col blog ho scoperto cose di me che neanche immaginavo!
                sbaciuzz!

            1. “Alcune cose non cambiano mai”, è riferito agli eventi del passato. E quelli sicuramente non si possono cambiare. La vita ci cambia solo quando la subiamo passivamente. Almeno questo è il mio pensiero.

  4. Non amo la teoria del kintsugi, ne ho anche scritto il perchè, ma l’ho sempre considerata nel rapporto a due: il vaso rotto che si tenta di ricomporre con oro e materiali nobili l’ho sempre visto come la storia dei due. Diversa cosa è il ricomporsi da sè e cominciare a costruire un altro vaso. E’ vero che le cicatrici si portano addosso, è vero che si cambia, ma è anche vero che si può e si deve riprendere ad andare avanti. E sarà un altro vaso. Con altri due.

    1. Io credo che noi siamo l’emblema del Kintsugi. Tutte le volte che cadiamo e ci rialziamo. Ogni rottura è una cicatrice, una storia da raccontare, che possiamo nascondere o evidenziare, e che poi portiamo nel nostro viaggio. Quei segni, in fondo, sono quello che diventiamo. La nostra storia, il nostro background. Contrariamente non sono propenso al Kintsugi in una storia tra due persone. Perché il vaso a furia di rompersi, per quanto tu lo possa aggiustare, non sarà più lo stesso. Spero di essermi spiegato. 😊

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